Ieri sera non riuscivo a prender sonno e ho guardato l’ultima volta l’ora alle 2:30, stamattina alle 6:30 mangiavo le uova col bacon. Il van passa a prendermi alle 7:30, ma ora che andiamo a beccare altri turisti, cambiamo 2 volte mezzo, partiamo che son le 8:30. Verso le 9:30 visitiamo il primo wat, fuori dalla città, poi un secondo e infine ci fermiamo ad un enorme budda sdraiato, poi un altro, poi ancora, poi perdo il conto. I templi sono ovviamente delle rovine, visto che questa era la precedente capitale, me é stata distrutta dai birmani, e mai più ricostruita in favore dello spostamento verso Bangkok, rimangono comunque parecchie cose da vedere e si riesce ad immaginare la grandiosità passata. Mentre pranziamo faccio conoscenza con un olandese che ha studiato 3 mesi a Singapore ed ora da un po il turista prima di tornare a casa. Poi faccio un giro per quel luogo dove c’é il budda di bronzo più grande di tutta la Thailandia , poi altre rovine, ritrovo alle 14. Il caldo mi sta facendo squagliare, e sento la fronte scottata dal sole, non capisco come sia possibile visto che il cielo é perennemente coperto dalle nubi. Quando ripartiamo facciamo solo più una tappa al palazzo reale di uno dei Rama, costruito nel 1700, all’interno del grande parco si trovano diversi edifici: una torre khmer, un tempio thai, ma anche un palazzo in stile francese, uno vittoriano, uno greco e uno cinese. Un chiaro sintomo delle aspirazioni internazionali di un paese, o per lo meno di un re, molto ambizioso, in un periodo di imperialismo e colonialismo nella zona. Sono davvero cotto dal caldo e sento le poche ore di sonno: sono il primo a presentarmi al punto di ritrovo. Il viaggio di ritorno lo passo leggendo il mio libro, mentre fuori inizia a piovere forte. Quando arriviamo a Bangkok, l’autista passa dicono al mio albergo ma gira la via prima, io lo fermo gli dico che doveva andare dritto, ma é senso unico, così scendo li. Adesso piove che budda la manda, sono tutti bloccati sotto qualche riparo, ma sono troppo stanco per aspettare da qualche parte, cerco di passare sotto qualche riparo fortuito mentre mi dirigo verso l’albergo. Quando arrivo sono fradicio, ma salgo e mi godo una lunga doccia, metto in carica il telefono e mi stendo a riposare. Non prendo sonno, così alle 7:30 sento fame e scendo a mangiare: visto che é l’ultima cena thai, prendo i deliziosi gamberetti in agrodolce. Finiti quelli la fama non é ancora placata, così mi faccio pure una bistecca, probabilmente la cena più cara che abbia fatto qui: 400 bath, 10 euri. Esco dall’albergo verso le 9 e, attraversando la via più incasinata, vado dalle amiche massaggiatrici: stavolta esagero, faccio quello da due ore per la folle cifra di 10 euri. Stavolta non ho più la cambogiana di ieri, ma una tipa anche più sveglia. In due ore abbiamo scambiato qualche chiacchiera sporadica, interrotti spesso dalla pazza che si comporta come una ragazzina, che viene a farmi i dispetti! Ad un certo punto, sono l’unico cliente, la mia massaggiatrice sta lavorando su un braccio. Sento che qualcuno si siede dall’altra parte e mi prende l’altro braccio: é la pazza! Mi fa scrocchiare le una un dito alla volta contando 20 bath a dito… e io rido di gusto insieme all’altra. Dopo le due ore sono davvero al settimo cielo, e quando scendo per uscire, esce con me anche la mia massaggiatrice, e si siede lo fuori, a fare marketing. Io rimango li fuori e iniziamo a chiacchierare: si chiama Nui, 31 anni divorziata con un figlio di 7. Mi dice che li il 99% dei matrimoni finisce, é originaria dell’ Isaan nel nordest. La più povera del paese, vive a Bangkok, e il bimbo é dai nonni, che lei va a trovare una settimana ogni 3 mesi. Dopo un po’ arriva una signora cinese e ci porta delle cose da mangiare. Mi dice con aria familiare che oggi é il china day, e mi porge un piatto di pollo e noodles. Da quanto ho capito, tra gli esercenti c’é una certa fratellanza,anzi un senso di famiglia, e quindi quelli che fanno da mangiare, ne portano , a fine serata agli altri. La conversazione é così piacevole che non mi rendo conto che sono quasi le 3, ci scambiamo i numeri e magari ci rivedremo la prossima volta che passo di li. Percorrendo la solita via, a quell’ora si é completamente trasformata: tutti i venditori e i negozi sono chiusi e rimangono aperti e più chiassosi i locali dove si beve, ma la cosa più diversa é che con quasi la stessa frequenza dei negozi é stata sostituita da altrettante signorine vestite molto poco e molto ammiccanti. Mentre cammino mi rendo conto che il loro approccio é più vicino a quello dei bambini cambogiani che a quello dei proprietari dei carretti. Ti agganciano, anche fisicamente, e di chiedono dove vai, e se ti capita di dire :”vado a dormire”, la risposta immediata é “vengo con te”, dopo il primo rifiuto ti senti anche ribattere “please..”. Devo dire che nonostante tutto non mi sembra così squallido come in qualche via di Torino, ma soprattutto come quel postaccio in Cambogia, anzi devo dire che per un qualsiasi maschio-sano-eterosessuale-single é anche un piacere passeggiare con un sacco di belle ragazze che ti pregano di lasciarle salire in camera tua: rafforza moltissimo l’autostima! Arrivo in camera, faccio la doccia e inizio a sistemare alcune cose, poi scrivo e posto. Avevo calcolato di avere più tempo: il volo é all’una, ma io devo partire da qui alle 10, ed ora sono le 4:30, finirò domattina, poi passeró 19 ore, che col fuso diventano ben 24, tra aerei e aeroporti :( massi mi godo l’ultima serata qui.
Giorno 23 ayutaya