nella terra di Khmer
Giorno 22 rientro nella terra dei liberi

Stamattina la sveglia nemmeno l’avevo attivata: faccio colazione con tutta calma verso le 9:30, poi risalgo in camera, nonostante sia qui da soli 3 giorni, in camera non ho nulla da appoggiare l roba, per cui é tutto per terra in ordine sparso, e quindi ci va un po di tempo per ottimizzare il bagaglio. Scendo verso mezzogiorno, dopo aver dedicato un po di tempo alla lettura, mangio un panino col bacon, e verso l’una partiamo per l’aeroporto, dopo mezz’ora sono già dentro: mi aspetta una lunga attesa, mi guardo 3 bbt, fino ad ora non ne avevo ancora approfittato. Tra una puntata e l’altra non mi ero reso conto che dietro di me, dall’altra parte del vetro, qualcuno stava guardando il mio iPhone, solo che loro lo vedevano muto, io ho le cuffie, ma credo che ne abbiano seguito un intera puntata. Faccio il check-in , ma prima di imbarcarmi mi dirottano verso un altra tappa: non capisco a cosa serve, ma per lasciare il paese, gli stranieri, devono sborsare 25 dollari, mentre i cambogiani 18, boh. Continuo a leggere anche davanti al gate, subito dopo aver comprato qualche souvenirs. Sull’aereo mi guardo altre due puntate di bbt, e quando atterro mi vien voglia di mangiare qualcosa di fresco, torno al ristorante di sushi e prendo lo stesso piatto dell’altra volta, ottimo. Scendo e prendo il public taxi, stavolta salgo su uno di quelli rosa, il conducente inizia a parlarmi di calcio appena gli dico che sono italiano, mi spiace, ma stavolta non ho voglia di conversare, soprattutto di calcio, possibile che qui non si parli d’altro degli italiani? Metto le cuffie e mi guardo una puntata di bbt che avevo lasciato a meta’ , e le levo solo quando entriamo in città. Guardando fuori dal finestrino mi pare già di esser tornato in Europa, grandi macchine, strade ben asfaltate e pulite, é bastata una settimana in Cambogia per abituarmi ad un diverso livello di vita, ed ora vedo chiaramente la differenza. Torno nel mio solito albergo, quando arrivo mi riconoscono e mi salutano, non devo nemmeno compilare i soliti moduli, una copia del mio passaporto già ce l’hanno. Faccio una doccia e scendo subito, vado nella solita via dove c’é più casino, ora non mi danno così fastidio tutti i turisti, rispetto alla Cambogia, qui il turista é più integrato, non c’é una separazione così netta tra visi pallidi e locali, apparte le dovute eccezioni. Cammino fino alla fine e faccio un giro un po più largo, ora inquadro meglio la situazione, il quartiere turistico é abbastanza circoscritto, fuori non c’é ombra ne di turisti, ne di locali aperti fino a tardi, é come il quadrilatero di Torino :) mentre torno indietro, trovo un posto non proprio in mezzo al delirio, dove due tizie mi invitano a fare un massaggio, sono simpatiche e non invadenti, eppoi thai massage per un ora a 180 bath: 4 euro emmezzo! Ok! Il massaggio é quasi forte come quello di ieri in Cambogia, ma stavolta lei non mi cammina sulla schiena, usa le ginocchia, ma il clima é davvero amichevole, e tutte le volte che io gemo dallo sforzo, lei sghignazza con le altre, che hanno finito da poco il massaggio a una coppia di francesi. In effetti la scena é un po ridicola: io a torso nudo con dei pantaloni larghissimi legati come un sacco, e una piccola e scura thai che, facendo leva col corpo, mi scrocchia la schiena coi piedi! Quando mi rivesto poi, visto che non c’era più nessuno straniero, mi rivesto senza accostare la tenda… Le vedo tutte che si girano a guardarmi in mutande e ridacchiano dicendomi qualcosa in qualche lingua, ma non mi hanno messo a disagio, ridevo pure io di gusto, senza capire nulla. Quando vado a pagare, chiacchieriamo ancora un po, sono in quattro e fanno un gran casino, una di loro mi chiede se domani torno, perché no, e lei dice :”allora ê il mio turno”, quando mi da i 20 bath di resto, glieli lascio, per la simpatia e anche per il massaggio fatto con grande impegno. Esco felice e rilassato che mi sembra di volare in mezzo a quel trambusto, faccio 10 metri e mi compro un mango, altri 10 e mi si avvicina una tipa che avevo incrociato con lo sguardo. Inizia a chiedermi le solite cose e poi “cosa fai adesso?” , vado in albergo, “vengo con te?” . Devo ammetterlo, non era proprio giovane e fresca, e non mi piace un gran che, altrimenti forse avrei accettato, comunque non ha l’aria di una che cerca soldi e quindi ci parlo per un po, non la liquido in modo sgradevole, e alla fine la congedo con un bacio sulla guancia. Altri 10 metri, altro mango, fine della via, stavolta ananas, del resto ho solo mangiato 6 pezzi di sushi all’aereoporto alle 7, ora sono le undici. Rientrando verso l’albergo vedo l’agenzia dei due signori che mi avevano mandato in Cambogia. Mi accolgono con calore chiedendomi se mi era piaciuto, poi la signora si ricorda che io torno il 25 e mi chiede “domani cheffai?” non so, “vai ad ayutaya” e mi propone un foglio da leggere: partenza alle 7 da Bangkok, un ora di viaggio in van, e rientro alle 17, 600 bath, pranzo incluso: sono meno di quindici euro… Affare fatto! Ricominciamo a parlare di storia, di politica, il signore parla molto volentieri, mi dice che tutti i nomi delle città della Thailandia e buona parte del Laos sono nomi cambogiani, anche la lingua e la cultura hanno matrici comuni, il sud del vietnam é sempre stato cambogiano. La parola cam budja, significa azione, preghiera, e mi pare di rilevare l’assonanza con l’india dove azione e preghiera sono karma e puja. La conversazione con questi due é sempre piacevole ed interessante, sono veramente stupendi, ma é già oltre la mezzanotte, e ho appena organizzato un viaggio che mi farà alzare alle 6 domani. Torno in camera e faccio un ultima doccia, trovo una chiamata persa: é Jit! Ora che ho rimesso la SIM thai potrei chiamarla, solo che non ho più credito :( vediamo domani.